Il traduttore: tra specializzazione e senso dell'oggetto

Scritto da Susanna Martoni

A partire dalla riflessioni di Franco Berardi sulle nuove forme di lavoro autonomo e intellettuale, nelle quali ricade perfettamente un nuovo posizionamento della professione del traduttore, le critiche mosse da questo autore al lavoro professionalizzato ai tempi del Web si basano sulle nuove forme di lavoro cognitive che abbracciano i lavoratori high tech perennemente davanti allo schermo (infolavoratori), l'industria del lavoro, il tecnolavoro e digitalizzazione del processo produttivo che rende tutti i lavori uguali dal punto di vista fisico ed ergonomico. Il lavoro cognitivo si estrinseca in infolavoro, in infinita ricombinazione di informazioni circolanti su supporto digitale. Egli afferma che

"le tecnologie digitali [...] mutano il rapporto tra concezione ed esecuzione, [...] tra il contenuto intellettuale del lavoro e la sua esecuzione manuale. Il lavoro manuale viene tendenzialmente svolto da macchinari comandati automaticamente, e il lavoro innovativo, quello che produce effettivamente valore, è il lavoro mentale. [...] Il lavoro produttivo consiste nel compiere simulazioni che gli automatismi informatici trasferiscono poi alla materia".

 

Lavoro mentale dunque, servizi della mente generati attraverso la Rete che richiedono al contempo altre specializzazioni. Un traduttore tecnico, per esempio, oltre a conoscere determinati campi di specializzazione di meccanica, elettronica, informatica o giurisprudenza, deve affrontare numerose sfide legate al mantenimento della professione e alla continua esplorazione e adeguamento alle nuove tecnologie che quotidianamente investono oramai ogni settore. Il traduttore di oggi si trova succube di un crescente processo di professionalizzazione dove il ruolo professionale, fino a poco tempo fa relegato all'oggetto tecnico che doveva elaborare concettualmente, va affiancato a competenze di informatica e software gestionali amministrativi, software di traduzione assistita, controllo qualità, messaggistica istantanea, home banking, esperienza nell'organizzare il lavoro a livello informatico (preparare lo «scheletro» di un progetto per la traduzione automatizzata, capacità di elaborarlo al meglio e conclusione del processo traduttivo tramite esportazione del testo nei vari formati richiesti dal cliente, monolingue o bilingue che siano, esportazioni delle memorie di traduzione impiegate, eccetera). L'infolavoro, con l'appoggio della Rete, diventa così un pilastro portante dell'ipermondo descritto da Berardi, derivato dalla sovrapposizione del paradigma digitale, acentrico e rizomatico, sulla realtà di un territorio fisico di tipo gerarchico e meccanico strutturato in forma arborescente. Ancora, e come sempre: nell'universo dell'infoproduzione il tempo diviene la dimensione decisiva, non più lo spazio. Dunque, deterritorializzazione e a-territorialità. Ogni informazione che può guidare i nostri processi di lavoro viene ricercata prima di tutto in Rete. È lì che risiede una nuova forma di comunicazione e informazione fatta di collegamenti, rimandi, commenti e talvolta smentite.

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