Un nuovo lessico in Rete

Scritto da Susanna Martoni

Negli ultimi venti anni il lessico è migrato dalla carta al Web. Enciclopedie di importanza primaria come la Britannica e la Treccani e un gran numero di dizionari come Hoepli, Sansoni, Collins, Tam per citarne solo alcuni, sono oggi presenti in Rete dandoci la possibilità di fruire di edizioni aggiornatissime e affidabili. Inoltre, i Dizionari Terminologici della Comunità Europea nati e cresciuti in Rete, come lo IATE disponibile in 24 lingue, il Linguee - Dictionary and search engine for 100 million translations[1], i dizionari aggiornati in tempo reale in base alle traduzioni eseguite dagli utenti come My Memory[2] (con 645.013.110 di contributi umani alla data del 2 dicembre 2013) ci ricordano quanto sia importante, per ogni utente di Internet e in particolare per un utente legato al mondo della traduzione interlinguistica, ottenere immediatamente dei risultati dopo avere interrogato un motore di ricerca.

Lo restringimento dei tempi e la dilatazione degli spazi, caratteristica propria dell'era globale e digitale, impone oramai ritmi di lavoro e restituzioni di risultati velocissime, per le quali è diventato praticamente impossibile fare affidamento su una risorsa cartacea come un dizionario e persino su una rivista tecnica, in quanto i linguaggi divulgati in Rete, e solo quelli, possono essere aggiornati in tempo reale tramite procedure più snelle e affidabili di quelle normalmente impiegate per la gestione dei documenti in forma scritta. Cosa succede dunque al linguaggio in Rete? Da una parte, vige una sorta di supralinguaggio che funge da collante in quanto lega i nodi informativi della rete e si manifesta in un inglese semplificato, sgrammaticato, immediato e fruibile dai più. Un inglese pensato ad hoc per Internet. Dall'altra parte tale supralinguaggio mantiene legati i flussi informativi della Rete costituiti dalle più svariate conformazioni e tipologie linguistiche. Centinaia di lingue appartenenti a dizionari, forum di discussione, piattaforme, blog che danno vita a migliaia e migliaia di discorsi prontamente consultabili. Un tale fenomeno ha dato così origine all'industrializzazione della parola, creando omologazione. Milioni e milioni di parole che fluttuano in Rete fondendosi e rimodellandosi. È il linguaggio traduttivo immesso nei flussi della semiosfera sottoforma di testo scritto, immagine, video o fotografia che contribuisce alla produzione di nuove porzioni di lessico, alle innumerevoli possibilità di disporre, nella Rete, di un traducente inserito nel proprio contesto.

Tullio De Mauro ci parla di dilatabilità del lessico come la seconda delle cinque vie che, usando una lingua, le comunità umane sanno percorrere (esse sono: potenziale infinità delle lingue, numerosità del lessico, indeterminatezza e plurideterminabilità dei significati, la via della grammatica e la modalità di uso delle nostre parole e lingue).

"Se ci divertiamo a prendere due parole consecutive in un qualunque grande dizionario, e poi attraverso Google richiamiamo ciò che è successo nell'ordine alfabetico, così, un po' inventando, troviamo a volte, prima di arrivare all'altra parola registrata dal dizionario, decine di parole che abbiamo sentito, che circolano in testi correnti e che tuttavia il dizionario non ha registrato. Parole, dunque, in uso in decine e persino centinaia di siti in rete"[3].

Ecco come i nuovi media favoriscono il conio di nuovi termini, gettandoli nel database. È questa la natura che, per Aristotele, non agisce senza ragioni e che ci offre, da una parte, le lingue con la loro illimitatezza di possibili significazioni, mentre dall'altra parte troviamo l'artificialità degli odierni fenomeni traduttivi, catturati dalla Rete e in grado di imprimerle nuove forme. Un esempio pratico riguarda la morfologia delle parole. Dovendo tradurre dall'inglese all'italiano un termine come Hydraulic mineral oil, ci si pone la domanda se sia meglio rendere il concetto con olio minerale idraulico oppure olio idraulico minerale. La procedura standard di verifica (è il caso di dirlo) consistenella verifica tramite un motore di ricerca. Appena si inizia la digitazione del lemma la barra di ricerca completa automaticamente la scrittura della parola, già preconfezionata nel Web. Dunque, il risultato che vanta il maggior numero di presenze nei siti della Rete rappresenta generalmente il traducente impiegato dal traduttore per completare il proprio lavoro. Tuttavia è bene riflettere sul concetto di Heidegger per il quale più una parola costituisce parte essenziale per la descrizione dei meccanismi esistenziali, più si complica il processo di resa della medesima in un'altra lingua. La traduzione letterale dunque inganna in quanto - citando il filosofo tedesco - "il fatto che una traduzione sia semplicemente letterale non significa per ciò stesso che sia anche più fedele a ciò che è detto. Una traduzione è fedele solo se le parole parlano il linguaggio della cosa in causa"[4].

A questo proposito Stefano Calabrese sostiene che tra le dominanti morfologiche del postmodernismo troviamo testi costituiti da sentieri che si biforcano dando al lettore libertà di incamminarsi dove crede; tecnicamente si tratta di un ipertesto,

"ossia un data base che potenzia la dimensione paradigmatica dei testi letterari e riorganizza la percezione del lettore (il suo 'gusto') in modo da costringerlo a perseguire a) le somiglianze in luogo delle differenze e b) gli elementi simultanei in luogo di quelli sequenziali"[5].

Non vi è dunque alcun dubbio: l'assenza di gerarchie testuali ha dato vita a nuove forme di traduzione intersemiotica e di conseguenza alla formazione facilitata di nuovi scambi interlinguistici e interculturali che producono nuovi flussi traduttivi e nuovi interessi linguistici. Secondo Calabrese la dimensione orizzontale della lettura si è lentamente eclissata con il postmodernismo. Abbiamo quindi testi decontestualizzabili, verticali, manipolabili dal lettore e disseminati di link non-sequenziali.

I dizionari e le memorie di traduzione in linea, ennesimo risultato della potenza del software e costruite dagli utenti, non importa che essi siano traduttori specializzati, suggeriscono la significazione dei traducenti, definiscono i frame, ci restituiscono contesti in una pluralità di lingue. Ecco come le nuove terminologie della Rete costituiscono un nuovo lessico: se la parola o il contesto digitati nel motore di ricerca non restituisce risultati degni di nota, è l'informazione cercata a non essere degna di nota. Avremo allora prestiti come password, mouse o SMS, oramai praticamente intraducibili in italiano, calchi come localizzare, coni come taggare, fusioni come glocal in luogo di global/local e altre ibridazioni lessicali quali crowdsourcing, egosurfing, cloud computing o cross-culturale, solo per citare certune tendenze note. Alcune definizioni sono diventate talmente proprie di Internet da rappresentare e identificare la massa critica che si muove all'interno della nostra società ultra tecnicizzata.



[1]   www.linguee.com, online (consultato il 9 gennaio 2014)

[2]   http://mymemory.translated.net/, online (consultato il 2 dicembre 2013)

[3]   De Mauro, T. In principio c'era la parola? Il Mulino, 2009, p. 46

[4]   Heidegger, Martin. Sentieri interrotti, La Nuova Italia, 1968, p. 300

[5]   Calabrese, S. www.letteratura.global. Il romanzo dopo il postmoderno, Einaudi, 2005, p. 32

 

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