Susanna Martoni

Le parole sono potenti, non sprecatele.

Questa frase di Edoardo Sanguineti mi ha accompagnato, anche inconsapevolmente, fin da bambina.

Sono traduttrice da sempre e gran parte della mia esperienza deriva dal lavoro decennale all’interno di un’agenzia di traduzioni: un punto di partenza e di sviluppo fondamentale per le mie competenze e passioni che hanno segnato con forza tutto il periodo successivo e quello attuale.

Attualmente mi occupo in prevalenza di:

  • traduzioni tecniche: manualistica industriale, istruzioni hardware e software
  • testi di contrattualistica aziendale, politiche di qualità, questionari di soddisfazione della clientela e del personale, corsi di formazione e aggiornamento
  • traduzioni brevettuali (elettronica, meccanica, informatica)
  • traduzioni editoriali
  • revisioni

Le mie lingue di lavoro sono inglese e spagnolo.

Vivere è tradurre. Tradurre per vivere

Vivere è tradurre. Tradurre per vivere

Scritto da Giovanni Nadiani

Più passa il tempo, più mi convinco che sia la traduzione a muoverci e a muovere il mondo.

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La grammatica delle immagini

La grammatica delle immagini

Scritto da Susanna Martoni

Con la nuova grammatica delle immagini in movimento assistiamo a un remix di forme testuali e di linguaggi dove l'immediatezza della presentazione dei contenuti è fondamentale ai fini della fruizione degli stessi.

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Impossibile da tradurre

Impossibile da tradurre

 Scritto da Martina Testa, traduttrice di David Foster Wallace

 "Questo racconto mi sembra quasi impossibile da tradurre, in particolare per l'abbondanza di usi irregolari, e tipicamente anglofoni, nella punteggiatura e nei dispositivi sintattici" / "Non so come puoi sperare di far passare tutto questo in un'altra lingua" / "Il racconto non avrà senso oppure dovrai riscriverlo, perdendo molte delle anomalie linguistiche che (a mio parere) sono il suo punto di forza" / "Non ho idea di come si possano ottenere questi effetti in traduzione. Desolatamente, David Wallace"

Sono tutti brani di una stessa lettera che David Foster Wallace mi scriveva nel giugno 2001, in risposta a una richiesta di chiarimenti su alcuni punti di Incarnazioni di bambini bruciati, un suo racconto che io e Marco Cassini avevamo incluso in un'antologia della nuova narrativa americana (Burned children of America, minimum fax).

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