Una recensione

[Giuseppe Genna 2001b: online]

Se David Lynch fosse romagnolo, Giovanni Nadiani sarebbe il suo sceneggiatore di esterni. Aprite un qualunque libro di Nadiani e avrete una rappresentazione fedelmente letteraria di che cosa sia l’Italia di oggi, esattamente al modo in cui chi legge Foster Wallace sa che cos’è l’America contemporanea. […] Se il vero poeta dell’antropologia romagnola è Lello Baldini, Nadiani è il vero poeta della geofisica romagnola. Scorci assolutamente desolanti da una provincia del nulla antropomorfizzano una poesia circonvoluta, una sorta di variazione blues della buona vecchia lirica elegiaca italiana. Che Nadiani scriva in dialetto è una complicazione del tutto contingente, visto che i suoi testi (a differenza di altri dialettali, ma non di Baldini) sono pazzeschi anche nella traduzione di servizio.


Con l'effetto di estendere il suo stesso sentimento d'esistenza, il corpo si 'prolunga' attraverso protesi e interfaccia, incarnate da oggetti (o da parti di essi) che tengono in memoria la loro origine e/o la loro finalità corporale, tanto che si configurano come proiezioni di figure del corpo sul mondo.

Jacques Fontanille


Gottes ist der Orient!
Gottes ist der Okzident!
Nord- und südliches Gelände
Ruht im Frieden seiner Hände.

Johann Wolfgang von Goethe, Westöstlicher Divan


La scrittura è disumana, distrugge la memoria, è inerte e non può difendersi.

Platone


La riterritorializzazione non restaura un territorio originario, un’identità etnica, sociale, psichica autenticamente originaria, ma costruisce un territorio fantasmatico rassicurante, pone in essere un’identità che si pretende autentica, ma che si fonda su una strategia aggressiva nei confronti dell’altro” [Franco Berardi, La fabbrica dell'infelicità]