La grammatica delle immagini

Scritto da Susanna Martoni

Con la nuova grammatica delle immagini in movimento assistiamo a un remix di forme testuali e di linguaggi dove l'immediatezza della presentazione dei contenuti è fondamentale ai fini della fruizione degli stessi. La consultazione dei dati in Rete è una procedura rapida, pronta a soddisfare velocemente ogni nostra curiosità di sapere. È fondamentale riflettere sul processo di input dell'utente che produce, sempre e comunque, un processo immediato di output della macchina, obbedendo alla nostra richiesta di informazioni, sostituendo la nostra memoria.

Il mondo virtuale a cui ci affidiamo assorbe in tempo reale tutte le informazioni che riceve dagli utenti sottoforma di testi e immagini. Molte attività lavorative, inghiottite dal mondo digitale, oramai non possono prescindere dalla mediazione del software. Anche la professione del traduttore è stata travolta da un tale prorompente fenomeno: essa resta segnata dalla predominanza della lettura e della scrittura che l'ha sempre caratterizzata, con la fondamentale peculiarità di potersi avvalere del nuovo ruolo dello schermo-filtro-protesi. La parola disegnata sullo schermo e la ricerca di ambiti semiotici diversi di significazione (testo-schermo-immagine) consente di disegnare il pensiero, potendo assistere, dinnanzi allo schermo, all'unione di alcuni flussi di significazione creati direttamente dall'utente (la sua traduzione basata su un'altra lingua) che ritorneranno in Rete per essere ripresi nelle maglie e utilizzati da altri, nel momento stesso in cui andranno a cercare quelle medesime terminologie. In Simone 2012[1] si parla di mente ai tempi del Web, di mediasfera che esalta l'interruzione rispetto alla concentrazione, frantumazione rispetto alla continuità e di buoni motivi per lasciare da parte l'Homo legens al quale siamo abituati per accogliere l'Homo videns preconizzato da Sartori[2]. A tutto ciò, fa da sfondo un radicale mutamento delle strutture testuali con l'indebolimento della scrittura sequenziale, alfabetica e lineare che lascia spazio all'intelligenza simultanea, tipica dei nostri tempi. Risulta, qui, assai rilevante la riflessione dell'autore su come l'Homo sapiens sia progressivamente soppiantato dall'Homo videns, figlio di una cultura visiva e di un post-pensiero che bandisce la visione del testo lineare nel nome delle video-immagini. Il quadro impietoso di Sartori viene cautamente ammortizzato dalle osservazioni di Simone, per il quale la non linearità è attribuibile piuttosto alla oramai radicale visione non-alfabetica dei testi culminando nell'esperienza mediale di Ruggero Eugeni, talmente radicata da divenire naturalizzata.

Volendo mantenerci a una certa distanza dal pessimismo della presenza arrogante dei media nella mediasfera di Simone pur monitorando il grande sistema in cui siamo immersi con doverosa criticità, è opportuno tenere sempre ben presente l'ineluttabilità del fenomeno. Poiché da questo punto di svolta non si torna indietro, non resta che chiederci come evitare di restare impigliati nei rizomi o di girare a vuoto nel nome di una nuova rivisitazione delle coordinate spazio/tempo e della verticalità/orizzontalità dei contenuti.



[1] Cfr. Simone, R. Presi nella rete. La mente ai tempi del web, Garzanti, 2012

[2] Sartori, G. Homo videns. Televisione e post-pensiero, Laterza, 1987


Con l'effetto di estendere il suo stesso sentimento d'esistenza, il corpo si 'prolunga' attraverso protesi e interfaccia, incarnate da oggetti (o da parti di essi) che tengono in memoria la loro origine e/o la loro finalità corporale, tanto che si configurano come proiezioni di figure del corpo sul mondo.

Jacques Fontanille


Gottes ist der Orient!
Gottes ist der Okzident!
Nord- und südliches Gelände
Ruht im Frieden seiner Hände.

Johann Wolfgang von Goethe, Westöstlicher Divan


La scrittura è disumana, distrugge la memoria, è inerte e non può difendersi.

Platone


La riterritorializzazione non restaura un territorio originario, un’identità etnica, sociale, psichica autenticamente originaria, ma costruisce un territorio fantasmatico rassicurante, pone in essere un’identità che si pretende autentica, ma che si fonda su una strategia aggressiva nei confronti dell’altro” [Franco Berardi, La fabbrica dell'infelicità]